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Carlo Scarpa: Tomba Brion

Nel novembre del 1968, scomparso prematuramente Giuseppe Brion, fondatore e proprietario dell’azienda Brionvega, la vedova Onorina (Nini) Tomasin incaricò Carlo Scarpa di progettare un complesso funerario a San Vito di Altivole per sé e per il marito.

L’opera vede impegnato l’architetto dal 1969 al 1978. Morendo nel 1978 a Sendai in Giappone, Scarpa non vide completata la sua opera. Tra le richieste dello stesso Scarpa, vi fu quella di essere sepolto a metà strada tra il complesso monumentale di Tomba Brion e il cimitero comunale adiacente.

Il progetto comprende cinque oggetti architettonici – nominati da Scarpa in Memoriae causa (1977), il libro fotografico a essa dedicato –, raccordati da percorsi e dal recinto perimetrale: 

– i propilei;
– il padiglione della meditazione (vasca sud);
– l’arcosolio con le tombe dei coniugi Brion;
– l’edicola con quelle dei parenti;
– la cappella. 

Il complesso si estende su un’area di circa 2000 mq a forma di L ribaltata. Sorge in continuità col cimitero comunale preesistente; il punto di passaggio tra tale cimitero e i propilei di nuova edificazione, è segnalato da due fedi intrecciate, a simboleggiare l’amore eterno. 

I coniugi Brion riposano in due sarcofagi leggermente sotto il livello della terra e sovrastati da un arco, a simboleggiare il legame con la terra natia.

Il camminamento che porta verso il luogo dedicato alla meditazione è formato da parallelepipedi in cemento armato detti “parlanti”, intenzionalmente non fissati dall’architetto, perché il rumore prodotto mentre ci si cammina sopra, doveva riportare alla vita terrena.

La struttura in cemento armato nudo e altri materiali elementari come ferro e legno sono in contrapposizione con le forme costruite dalla natura come vegetazione o l’acqua (le vasche d’acqua e i piccoli canali ricordano l’arte e la filosofia Zen giapponesi, cultura cui l’architetto era particolarmente legato). Rievoca quasi un ossimoro tra la gravità della vita terrena e la leggerezza e serenità, che vengono percepite dallo scorrere dell’acqua. 

Come una sorta di glossario, la tomba Brion raccoglie forme, materiali, combinazioni compositive, luminose e spaziali che Scarpa usò durante la sua carriera e la cui evocazione assume il significato di un vero e proprio lascito. 

Un aneddoto:

L’Osteria da Wilma a San Vito di Altivole divenne la sede di lavoro dell’architetto, tanto che la usò come base per discutere con operai e seguire i lavori dal 1970 al 1978.
Dopo un po’ di tempo dall’inizio dei lavori e dalla sua costante presenza presso l’osteria, l’Arch. Scarpa chiese all’oste, cosa potesse fare per sdebitarsi di tutto il disturbo arrecato.

“Professore non voglio niente” ma a seguito delle insistenze del Professore, la Sig.ra Wilma espresse una richiesta. “Professore, mi faccia una firma”, sottintendendo un autografo. In quel momento erano impegnati nella costruzione dei parallelepipedi di calcestruzzo per il camminamento, che porta alla tomba. Scarpa ne chiese uno in più. Lui vi aggiunse il suo autografo e la data 25/08/1971. La sig.ra Wilma trasformò quel parallelepipedo con la firma del Professore in un tavolo, che lasciò in osteria fino a quando nel 2010 decise di chiudere